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Il Sorpasso

Un duello psicologico lungo la strada Aurelia. Il primo road movie italiano

Il Sorpasso è un film che non lascia indenni. Il suono incessante di quel clacson continua a risuonare nella nostra mente, ma soprattutto il rombo di quell’auto che uscendo di strada infrangerà per sempre i sogni del giovane Roberto.

Il Sorpasso Illustrazione

Un quarantenne irresponsabile e un ragazzo fra le nuvole.

Siamo a Roma la mattina di Ferragosto del 1962, Vittorio Gassman nel ruolo di Bruno Cortona, 42 enne cialtrone nullafacente, è alla ricerca di sigarette e di un telefono pubblico per organizzare un’uscita con gli amici. Il caso vuole che un giovane studente laureando in giurisprudenza, Roberto Mariani, interpretato dal giovane attore francese Jean-Louis Trintignant, lo faccia salire nella sua abitazione per permettergli di fare la sua telefonata. Inizia da qui un’avventura che si sviluppa sia lungo la strada sia nelle coscienze dei due personaggi, che fin da subito subiscono l’un l’altro una sorta di attrazione-repulsione. 

Bruno e Roberto: due poli opposti che si attraggono.

Bruno è un simpatico italiano conquistatore che riesce a far colpo grazie alla sua parlantina logorroica ed esibizionista, ma in fondo è un irresponsabile quarantenne che nella vita ha concluso poco o niente, o perlopiù casini, sia dal punto di vista professionale che personale.

Roberto è un ragazzo fra le nuvole, diligente e timido, che della vita sa poco o nulla e i suoi progetti non sono ancora ben definiti. Roberto è subito infastidito dal modo di fare cafone e invadente di Bruno, che a sua volta lo vede come un bambinone fuori dal mondo che si perde il meglio della vita e dei suoi anni. Ma entrambi si attraggono a vicenda: il giovane Roberto è affascinato dalla capacità di Bruno di vivere alla giornata e di godersi i piaceri della vita, mentre Bruno ritrova nel ragazzo quasi un figlio per il quale essere da esempio.

Bruno e Roberto portano allo scoperto le contraddizioni di un’Italia specchio del boom economico degli anni Sessanta: il primo è metafora di una borghesia arrampicatrice sociale e arrivista, mentre il secondo di una borghesia lavoratrice che punta sulle proprie virtù famigliari per andare avanti. Ma questo contrasto, sebbene alla fine sembra sia vinto da Bruno Cortona con la morte del giovane Roberto, non vede in realtà nessun vincitore, perché anche Bruno, sopravvissuto all’incidente, non trova una reale salvezza. L’Italia che sognava il cambiamento non raggiunge gli obiettivi desiderati; la manovra di “sorpasso” non riesce.

Il Sorpasso Illustrazione Corna

Un viaggio a strattoni, suonate di clacson e frenate di coscienza.

Il film è stato inserito genericamente nel cult della commedia all’italiana, ma nel resto dell’Europa la pellicola è stata considerata fin da subito un road movie, forse il primo del genere nel nostro paese, per il forte legame vissuto con la strada nello svilupparsi della storia narrata.

Che dire dei luoghi scelti per le riprese? La via Aurelia, il percorso lungo il quale la vicenda si costruisce, è l'arteria  principale che uscendo da Roma si dirige verso le riviere di Fregene e dell'alto Lazio. È la strada simbolo del benessere e della vacanza per eccellenza, un mito nell’immaginario collettivo verso l'evasione. Il suo percorso, partendo dal centro della città, attraversava inizialmente i quartieri borghesi della capitale in crescita, oltrepassava le borgate popolari fatiscenti e correva velocemente fra le ultime contrade agricole della bonifica laziale, raggiungendo le spiagge festaiole della riviera e i piccoli centri di Fregene, Santa Marinella e via via su sino a Capalbio, tra un fiorire di urbanizzazioni selvagge ed abusive. 

Lancia Aurelia. Simbolo di un’Italia in crescita.

Significativa è anche la scelta della mitica Lancia Aurelia B24 come auto. Oltre il riferimento alla via omonima quest’auto incarna un’idea di eleganza e raffinatezza che viene continuamente smentita dalla guida prepotente e instabile di Bruno. Questa contraddizione è ben rappresentata in alcune scene del film dove la fiancata destra del veicolo, con delle riparazioni non ancora riverniciate, mostra che l’auto ha subito dei danni e delle “modifiche”, ed è ancora fresca di carrozzeria.

Bruno di fatto non è veramente all’altezza di guidare un auto sportiva, ma ci tiene a mettere in mostra il suo status sociale. Quella Lancia Aurelia sembra così diventare nel film il simbolo di un’Italia che seppure è cresciuta industrialmente (soprattutto nell’industria automobilistica) non sa risolvere le contraddizioni sociali del secondo dopoguerra. 

Lancia Aurelia B24
© Thomas Doerfer
Life Callout

«Non bevi, non fumi, non sai nemmeno guidare la macchina…ma ti godi la vita tu?»

 [Bruno Cortona (Vittorio Gassman), dal film Il sorpasso, Dino Risi, 1962].

Al di là della commedia. La critica sociale di Dino Risi.

Il regista Dino Risi trova un equilibrio tra ironia e disincanto, partecipazione emotiva e capacità narrativa. Si propone di rappresentare in maniera impietosa e obiettiva un paese che, ben lontano dal miracolo economico, in realtà si sta avviando verso la sua fine. 
I dialoghi toccano un tono che spazia dall’amaro al vivace. I protagonisti non sembrano fare tesoro delle esperienze che fanno durante il viaggio e non si accorgono un granché della realtà che li circonda, vivendo quasi acriticamente ogni avvenimento. È la velocità a cui viaggiano che impedisce loro di osservare i dettagli importanti. 
Nella pellicola vengono tratteggiati i giovani delle città e delle campagne, la crisi della famiglia e del rapporto genitori-figli, un nuovo senso di gestione del tempo libero, un livello di istruzione superiore, il “dovere” di consumare, ad ogni costo.

 La colonna sonora è curata da Riz Ortolani mentre le scene più importanti del film sono costruite su alcuni motivi musicali in cima alle classifiche del tempo: Guarda come dondolo di Edoardo Vianello, Saint Tropez Twist di Peppino Di Capri, Vecchio frac di Domenico Modugno. Il film all’inizio non ebbe molto successo e fu rivalutato solamente in un secondo momento dalla critica. A livello internazionale, per esempio in Argentina, alcuni sono ancora convinti che il termine "sorpasso" voglia dire "spaccone", forse per quella presenza invadente ma sempre straordinaria di Gassman. Al contrario il giovane attore Jean-Louis Trintignant, guardando per la prima volta il film dopo le riprese, affermò di non essersi reso conto di aver recitato in una “commedia”.