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Torbida e Misteriosa la Berlino di David Bowie

“We can be heroes, Just for one day”

All’ombra delle più avanzate sperimentazioni dell’architettura e del design contemporaneo, sotto le vetrate luminose e terse, Berlino mantiene la sua anima misteriosa e problematica, una vera calamita per spiriti tormentati e alla ricerca di sfide e scosse emotive. Come ad esempio David Bowie.

David Bowie
Di AVRO (Beeld En Geluid Wiki - Gallerie: Toppop 1974) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

Venuto dallo spazio per vivere molte metamorfosi

La città delle contraddizioni, in cui avanguardia culturale e decadentismo nostalgico si fondono dando luogo a creazioni uniche, la città che muore e rinasce continuamente dalle proprie ceneri non poteva non attrarre chi ha passato tutta la propria esistenza a mettere in scena una lunga serie di nascite, morti e rinascite.

Nell’arco di circa cinquant’anni Bowie ha dato vita a diversi personaggi dal fascino vagamente decadente, che hanno conquistato prepotentemente sia la scena della sua esistenza che quella dei suoi fan, per poi annullarsi improvvisamente e reincarnarsi nel personaggio successivo, sorprendentemente diverso. Una metamorfosi completa, totalizzante.

Bowie Ziggy Stardust Illustrazione

Bowie ha via via interpretato i suoi personaggi fino al punto di immedesimarsi totalmente con la loro dimensione ideale, sia nella sfera privata sia in quella pubblica. Si potrebbe dire che David Bowie non è mai esistito, se non attraverso Ziggy Stardust, l’uomo venuto dalle stelle, il Duca Bianco, oscuro, ed esoterico o il Pierrot romantico che sembra uscito da un dipinto di Picasso del periodo Blu.

La sua vita scorre così sotto i nostri occhi come le pagine di una rivista glamour, con figure eleganti, seducenti, sensuali, capaci di coinvolgere l’immaginazione sollevando desideri ed emozioni. Immagini che si fondono con la sua musica, con le sue canzoni, apparizioni che, ora che David ci ha lasciati, si condensano in malinconia.

Del resto anche Bowie è un personaggio inventato, da David Robert Jones, un ragazzo di sedici anni con la passione per la musica, affascinato da un mimo e dall’arte della mimesi, che decide di cambiare nome, adottando quello di un famoso coltello, Bowie appunto, per dare un taglio al proprio passato e inventarsi un nuovo futuro. Il primo taglio, ne seguiranno molti altri.

Latte e peperoni per mettere in scena la fine del Duca Bianco.

1976. Bowie vive a Los Angeles interpretando il Duca Bianco, è una rock star, ma la sua vita sta andando a rotoli: la dipendenza dalla cocaina, il matrimonio sull’orlo del fallimento, l’ossessione per l’esoterismo e lo sfioramento della bancarotta lo stanno consumando. Anche l’energia creativa si è esaurita, il Duca Bianco sta interpretando la propria fine, con la sua dieta latte e peperoni è arrivato a pesare non più di 40 kg. e Bowie ha bisogno di una nuova metamorfosi. Affascinato dalla scena artistica tedesca, decide di trasferirsi a Berlino Ovest con l’amico Iggy Pop. I due trovano casa nel quartiere bohemien di Schöneberg, al 155 di Hauptstrasse.

L’itinerario del bozzolo

La Berlino degli anni ‘70 è trasformazione sempre in atto, ma le ferite di guerra sfregiano ancora gli edifici sopravvissuti alla catastrofe. Un passato di errori e di orrori presenta ogni giorno il conto per mezzo di un muro che ha amputato metà città.
Bowie passa i giorni alla scoperta degli artisti tedeschi più stimolanti, come ad esempio il musicista e compositore Kurt Weill, visita il Brücke-Museum, dove ammira la collezione del gruppo espressionista “Die Brücke” e le creazioni di Otto Mueller, ma visita anche il palazzo dello sport dove Goebbels pronunciò il suo terribile discorso sulla “guerra totale” e il bunker antiaereo di Pallasstrasse; il suo lato oscuro subisce le suggestioni dell’estetica nazista.

Il resto del tempo lo trascorre in compagnia di Iggy, i due amici escono soprattutto di notte con una Mercedes del 1965 dal tetto apribile e frequentano diversi locali. Si recano spesso alla più grande discoteca del tempo, lo “Dschungel”, il club in Nürnberger Strasse, dove David ricorda di aver incontrato persone parecchio strane, per esempio una ragazza con un topo sulla spalla legato con una catena intorno a lei, che si arrampicava sul suo vestito, o due ragazzi con le teste calve vestiti da chirurghi, con guanti di gomma e stetoscopio intorno al collo.

Nel Chez Romy Haag (in Fuggerstrasse 33), club underground gestito dalla transessuale Romy Haag che offriva spettacoli musicali e di drag queens, David strinse amicizia con la Haag. Oggi Chez Romy Haag è diventato un sex shop e gay club, chiamato Connection. Al Ristorante Exil (in Paul-Lincke-Ufer 44/a), oggi chiamato Horváth, Bowie ed Iggy si ritrovano con intellettuali e beats tra atmosfere fumose e partite a biliardo. Entrano spesso al Café Neues Ufer (in Hauptsrasse 157) che è stato il primo gay-bar della città.

Si racconta che qui una notte una vetrina andò in frantumi in seguito ad un atto vandalico e Bowie, che se ne accorse rientrando a casa, rimase di guardia fino all’arrivo del vetraio, pagando tutti i costi. Dal punto di vista musicale subisce il fascino del Krautrock (musica elettronica e cosmica) e delle band principali esponenti del genere, quali Kraftwerk, Tangerine Dream e Neu!. L’alcol sostituisce la dipendenza da cocaina.

Ed ecco che una nuova metamorfosi inizia a concretizzarsi: Bowie dà il via alla collaborazione con Brian Eno e Tony Visconti e incide tre album sperimentali passati alla storia come la “trilogia berlinese” (Low, “Heroes” e Lodger), quasi interamente prodotti negli Hansa-Tonstudio, a 400 metri dal perimetro del muro.

Rinato sotto un muro

Low risente della musica ambient, l’atmosfera è distaccata ed eterea, i testi sono vaghi, frammentari, “impressionisti”. Bowie si allontana dalla narrazione e i racconti elaborati, basati sui suoi personaggi, lasciano il posto ad una serie di frasi brevi e autoreferenziali. Mancano i lunghi ritornelli e gli energici hook diffusissimi all’epoca. La traccia ritmica viene buttata giù rapidamente, istintivamente, seguono le sovraincisioni e, infine, la traccia vocale. Questo procedimento contrasta con quello corrente, in cui, al pezzo cantato, si aggiungono abbellimenti strumentali assecondando la melodia vocale e l’atmosfera stabilita dalle parole.

Bowie Heroes Illustrazione

Con “Heroes” la voce di Bowie raggiunge un’intensità straziante, quasi fosse un grido disperato di un uomo che tra le macerie di un mondo in rovina implora la sua donna di non andarsene, di non scegliere la via d’uscita più facile, perché “We can be heroes, just for one day” (Possiamo essere eroi, solo per un giorno). Questo secondo album è un omaggio alla città ed è condizionato dal muro che la incarna simbolicamente. Bowie dirà che Berlino gli ha insegnato a scrivere “solo le cose importanti”.

L’ultimo album della trilogia, Lodger, è inciso con un intento di rigenerazione di un repertorio già esistente. Qui compare il tema del viaggio, anche perché nel frattempo Bowie, decisamente rigenerato anche nella salute, intraprende viaggi esotici (per esempio a Tokyo o Nairobi).

La trilogia Berlinese è il risultato di un processo di rigenerazione
Incentrato sulle suggestioni della città.

Ma se Bowie si è servito di Berlino a sua volta la città lo ricorda con affetto. L’11 gennaio 2016, il Ministero degli Esteri tedesco ha salutato Bowie per l’ultima volta in questo modo: “Addio David Bowie. Grazie per averci aiutato a far cadere il muro di Berlino”.

Muro Di Berlino
Life Callout


I, I can remember (I remember)
Standing, by the wall (by the wall)
And the guns shot above our heads
(over our heads)
And we kissed,
as though nothing could fall
(nothing could fall)
And the shame was on the other side
Oh we can beat them,
for ever and ever
Then we could be Heroes,
just for one day
Io, io posso ricordare (mi ricordo)
In piedi, dal muro (dal muro)
E i fucili spararono sopra le nostre teste
(Sopra le nostre teste)
E ci siamo baciati,
come se niente potesse accadere
(Niente potesse accadere)
E la vergogna era dall'altra parte
Oh, noi li possiamo battere,
nei secoli dei secoli.
Allora potremmo essere Eroi,
solo per un giorno.
 


[David Bowie - Heroes - Album Heroes - 1977]