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Un Mammut a Rebibbia

La street art rigenera spazi marginali creando nuovi riferimenti simbolici

Nella capitale alcuni edifici vivono una mutazione: grandi immagini s’impossessano del prospetto, si protendono sulle facciate adiacenti sublimando intonaci fatiscenti in visioni sorprendenti. La street art conquista spazi di azione sempre più centrali. Fra gli artisti che hanno lasciato un segno indelebile sui muri di Roma c’è Zerocalcare.

Mammut Rebibbia

L’arte di strada ha il potere di rigenerare spazi marginali connotandoli con nuovi significati, di elevare architetture prima insignificanti al ruolo di protagoniste del panorama urbano. Quando non si riduce a manifestazione esistenziale dell’artista, a esercizio estetico, partecipa al contesto socio-culturale veicolando contenuti generalmente critici nei confronti del pensiero dominante, crea un evento che coinvolge la comunità locale, solleva dibattiti, stabilisce riferimenti simbolici che coinvolgono i residenti.

Fra coloro che confermano la vocazione originale della street art c’è Michele Rech, in arte Zerocalcare, l’artista che vuole collocarsi sul piano dell’impegno sociale e politico. 

Life Callout

Rebibbia è il quartiere del carcere e il capolinea della metro B. È difficile che queste due caratteristiche facciano colpo su una ragazza, ma anche noi abbiamo il nostro fiore all’occhiello: vedi quella costruzione? Quando ero piccolo stavano costruendo un parcheggio, e invece hanno trovato un mammuth. E dov’è ora? La dentro? Ma dai. Giuro.

[Mammuth  - Zerocalcare.it]

Da anni le graphic novels di Zerocalcare conseguono un successo straordinario e sono diventate un caso letterario ottenendo riconoscimenti e premi prestigiosi. I suoi libri si esauriscono in prevendita. A distanza di 15 anni dal suo primo racconto a fumetti sulle giornate del G8 di Genova (2001) l’artista continua a stare “nella mischia”, a disegnare vicende che interrogano, aprendo brecce nella cappa distorsiva delle notizie sparse dai media mainstream; continua a scegliere da che parte stare. 

Due anni fa, fra il 2 e 3 dicembre 2014, Zerocalcare ha deciso di ‘scendere in strada’ per dipingere un enorme mammut che saluta coloro che escono dalla metropolitana a Rebibbia: “Welcome to Rebibbia. Fettuccia di paradiso stretta tra la Tiburtina e la Nomentana, terra di mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi”. Sulla groppa si agitano vari personaggi dei suoi fumetti e sullo sfondo il quartiere in cui è cresciuto e in cui ambienta molte sue storie. Sul fianco del gigante il CAP del quartiere: 00156. 
Il rapporto intenso e affettuoso fra Zerocalcare e Rebibbia, l’orgoglio di far parte di quello scampolo di comunità romana, vivendone le contraddizioni, emerge chiaramente nella didascalia: Qui ci manca tutto, non ci serve niente.

Zerocalcare  

La sua attività di fumettista inizia con un racconto a fumetti delle giornate del G8 di Genova nel luglio del 2001, incise nella memoria collettiva. “Quella di Genova è la storia mia, sono le ore e i giorni che mi hanno cambiato la vita e che ancora adesso mi fanno venire i brividi e il nodo alla gola. È una storia di vita e di morte e di un ragazzo ammazzato per strada e di persone che a quindici anni di distanza sono ancora in carcere, mentre altri venivano promossi e facevano carriera”. [Zerocalcare - Fonte: genova.mentelocale.it] 

A distanza di 15 anni Zerocalcare continua a disegnare storie che interrogano, che aprono brecce nella distorsione delle notizie operata dei media. Il suo ultimo libro Kobane Calling [Bao Publishing 2016], a seguito di tre viaggi nel corso di un anno, in Turchia, Iraq, Siria, documenta “la vita della resistenza curda in una delle zone calde meno spiegate dai media mainstream. Un lungo racconto, a tratti intimo, a tratti corale, nel quale l'esistenza degli abitanti del Rojava (una regione il cui nome non si sente mai ai telegiornali) emerge come un baluardo di estrema speranza per tutta l'umanità”. [lafeltrinelli.it]

zerocalcare.it