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Il Sax sul ponte sospeso

Sonny Rollins passava le notti suonando il sassofono sul Williamsburg Bridge

Travolto da un boom immobiliare che sostituisce gli abitanti, il quartiere di Duke Ellington e di Ella Fitzgerald sta smarrendo la propria identità. Nell’Harlem “rimescolata”di oggi rimane ben poco dell’epico quartiere nero e proletario che, a partire dagli anni Venti, fece da palcoscenico al “Rinascimento di Harlem”. I protagonisti di quella “rivoluzione” culturale, orgoglio della cultura afroamericana, assumono ora una dimensione mitica. Una storia interessante è quella di Sonny Rollins, il sassofonista jazz che passava le notti suonando sul Williamsburg Bridge.

Sonny Rollins

Il jazzista che piace ai giovani.

Sonny Rollins, il sassofonista oggi 85 enne energico e stimolante più che mai. Nato a New York City nel 1930 è tuttora attivo dal punto di vista artistico. Il linguaggio fluido ed innovativo ed il suono inconfondibile ed accattivante della sua musica hanno influenzato intere generazioni di artisti, diffondendo l'idea che il jazz non è riservato ad un’ élite ristretta di eletti ma al contrario può essere accessibile a tutti. Rollins ha la grande capacità di sorprendere il suo pubblico inglobando nel suo stile unico le novità attuali in campo musicale, conquistando la simpatia delle generazioni più giovani che non si stancano mai di chiedergli il bis. 

L’eredità della Rivoluzione di Harlem.

Sonny Rollins appare sulla scena musicale nel periodo immediatamente successivo alla rivoluzione artistica e culturale di Harlem, un movimento di protesta dagli Anni Venti ad opera della comunità afroamericana che sfidava l’atteggiamento razzista dei bianchi, puntando sulla rivendicazione della dignità e creatività nera.

Dall’onda di emigranti neri che popolarono Manhattan e i sobborghi limitrofi emersero talenti musicali di ogni genere, per esempio Bob Cole, Clyde Livingston, Duke Ellington ed Ella Fitzgerald. Qui erano di casa Billie Holiday e Louis Armstrong, Lionel Hampton e Count Basie.

La comunità bianca americana imparò ad apprezzare il genio di queste grandi personalità spalancando loro le porte dei locali più celebri, come la Savoy Ballroom per le esibizioni di swing e jazz e l’Apollo Theater sulla 125^ strada, noto per gli spettacoli di burlesque. 

Harlem
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Un ponte per una nuova musica.

Il nostro Rollins, la cui lunga carriera va dalla nascita del bebop (uno stile jazz) a New York intorno agli anni Quaranta fino ai nostri giorni, è un esempio di quegli artisti che più hanno sentito il peso della decadenza in seguito agli anni della Depressione e della seconda guerra mondiale.

Il suo percorso artistico si snoda in una Manhattan povera e degradata dove il tasso di criminalità è giunto alle stelle. Lui stesso come molti altri musicisti fa uso di stupefacenti. A questo proposito in alcune interviste afferma: «La droga la usavamo come fosse l’alcol. Per abitudine, ma per noi neri era una scelta contro la società bianca dominante, per sentirci una comunità. Un po’ come successe quando molti jazzisti si convertirono alla religione musulmana, cambiando il loro nome».

È anche per superare questo momento di crisi personale che Sonny decide di prendersi una pausa dalle esibizioni in pubblico tra il 1959 e il 1961. Sonny Rollins ha bisogno di riflettere su di sé e sul senso della sua musica. Vuole approfondire la sua conoscenza interiore e spingersi al limite della sperimentazione tecnica. E a due passi dal quartiere di Manhattan nel Lower East Side, dove vive all’epoca, trova il luogo ideale per condurre questo esperimento: il Williamsburg Bridge. 

Williamsburg Bridge
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Un ponte per sintonizzarsi con il mondo.

Nel 1959, quando Rollins vi passava ore a suonare il suo sax (lontano dai vicini di casa che protestavano per la musica) il ponte era sicuramente meno frequentato di adesso, ma aveva anche un altro pregio: lì il musicista poteva sintonizzarsi con il mondo circostante ed i suoi rumori (i gabbiani, il treno, lo scroscio dell’acqua in lontananza, il quartiere circostante…).

Ed i risultati si vedono: il Sonny che compare alla fine di questo breve esilio spontaneo dalle scene è diverso, più completo dal punto di vista tecnico ed energico come non mai. L’esperienza di Williamsburg Bridge lo ha portato a crescere come improvvisatore, perché nel jazz non importa quello che uno ha in testa, deve adattarsi a ciò che ha intorno. 

Sonny Rollins Illustrazione

Il jazz è nell’aria. 

Il jazz è una delle forme di comunicazione più diretta e si crea sul momento, in una complicità di sguardi e assoli che a volte riesce del tutto naturale, come un’esplosione di un flusso di coscienza.

Il suo primo album dopo il ritorno nel panorama musicale prende il nome simbolico di Bridge e vede la collaborazione con alcuni importanti musicisti come il chitarrista Jim Hall, il contrabbassista Bob Cranshaw e il batterista Ben Riley.

Quest’album è di fatto un ponte: tra il Sonny Rollins di prima e quello di dopo, tra Sonny e i suoi colleghi e tra due tipi di musica differenti. E quelli che passeggiano lungo Williamsburg Bridge oggi, prima di dirigersi verso il quartiere di Williamsburg e il George Washington Monument Park, grazie a Sonny sanno che vale la pena di soffermarsi con lo sguardo sullo splendido orizzonte dell’East River, perché le note della musica sono nell’aria, se le sai afferrare, basta che ti guardi attorno e fai entrare dentro di te i rumori, gli odori, il sole, la pioggia. Questo è il jazz.

Life Callout

“Il jazz è il tipo di musica che può assorbire molte cose ed essere ancora jazz”. 

[Sonny Rollins]

Williamsburg Bridge Ieri Oggi
© Detroit Publishing Co. w , editore. - Zefferus

Williamsburg Bridge. Il fascino di un brutto ponte.

Ma in cosa consiste il fascino di questo ponte, che ha spinto addirittura un sassofonista a passarci le notti a suonare? La sua costruzione risale al 1896 e fu resa necessaria per collegare il borgo di Manhattan ai quartieri limitrofi. Venne inaugurato nel 1903, ma nonostante la sua lunghezza di ben oltre 2 km (poteva essere considerato il ponte sospeso più lungo al mondo) venne definito uno dei ponti esteticamente più brutti della città a causa delle torri di sostegno in acciaio, non certamente eleganti come quelle neogotiche in pietra del Ponte di Brooklyn. In seguito venne anche soprannominato “Jews’ Highway” (autostrada degli ebrei) perché tantissimi ebrei immigrati da Lower East Side a Brooklyn nel quartiere di Williamsburg, utilizzavano la struttura per spostarsi comodamente da una parte all’altra. Nel 1988 il ponte fu chiuso per un certo periodo e iniziarono i lavori per restaurarlo, lavori che durarono per oltre una decina d’anni. Alla fine del restauro il Williamsburg Bridge ha potuto vantare una nuova pista ciclabile e un accesso per disabili, ed oltre ad avere una corsia per biciclette e pedoni è il solo ponte sospeso di New York che ancora oggi prevede il passaggio di treni e di auto.