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La nascita della 1000 Miglia

La “corsa più bella del mondo” nacque con uno spirito futurista.

Quattro temerari appassionati di motori inventano una “pazza” corsa fra Brescia e Roma che dà luogo a sfide epiche e l’industria scommette sul fascino futurista dell’automobile.

Nascita Mille Miglia 01
© Pubblico Dominio

L’automobile, il sogno impossibile che conquista le masse.

Siamo all'inizio del XX secolo e il movimento futurista elogia la velocità, esaltando la modernità, le macchine e lo sviluppo tecnologico. In tale contesto culturale, l'automobile, non a caso rappresentata nel “Manifesto del futurismo” di Filippo Tommaso Marinetti diviene il simbolo tangibile del progresso, sebbene in Europa sia ancora un oggetto sconosciuto, quasi irraggiungibile.

L’autodromo di Monza viene costruito in soli 110 giorni.

Se negli Stati Uniti esisteva già una vettura destinata alla massa, il modello T voluto da Henry Ford, prodotto in larga scala grazie all’applicazione della catena di montaggio alla produzione di vetture, nel vecchio continente lo sviluppo del settore automobilistico era limitato, coinvolgeva pochi facoltosi amanti della velocità. A quel tempo le gare si svolgevano per lo più su percorsi cittadini, basti pensare che gli unici tre circuiti permanenti al mondo erano Brooklands nel Regno Unito, Indianapolis in America e l'Autodromo di Monza, inaugurato nel 1922 e costruito in soli 110 giorni.

L’industria scommette sul fascino futurista dell’automobile. 

In quegli anni veniva introdotta la luce elettrica nelle abitazioni, comparivano i primi elettrodomestici e nel 1924 partiva il servizio radiofonico italiano e l’automobile esercitava un fascino irresistibile. Nonostante il costo di una Fiat 508 fosse di 10.800 lire a fronte di un salario mensile medio di sole 35 lire le competizioni automobilistiche sollevavano notevole entusiasmo e curiosità. 

Quattro temerari appassionati di automobili inventano la corsa.

In un freddo dicembre del 1926 Aymo Maggi, giovane conte con una grande passione per la velocità, Renzo Castagneto, vicesegretario dell'AC Brescia, Giovanni Canestrini, giornalista e profondo conoscitore di auto e Franco Mazzotti, figlio di un facoltoso industriale bresciano e presidente dell'Automobil Club di Brescia, pensarono di realizzare una gara spettacolare che generasse ulteriore attrazione nei confronti dell’automobile, tale da ottenere l’attenzione delle case costruttrici. 

La Coppa delle Mille Miglia.

I “Quattro Moschettieri” presero la cartina del Bel Paese e individuarono subito due punti imprescindibili: Brescia, per il loro legame con la città, e Roma per la sua valenza simbolica. Il percorso venne presto deciso: Brescia-Roma-Brescia, circa 1.600 km. Sarebbe stata un’unica gara di velocità su strada, un format pionieristico all’insegna dell’avventura, dato che la maggior parte della rete stradale italiana era costituita da strette e precarie vie in terra battuta. La lunghezza del percorso suggerì il nome: La Coppa delle Mille Miglia. 

L’Isotta Fraschini di Aymo Maggi e Bindo Maserati è la prima a partire, ma vince la “Superba”.

Fu così che il 26 Marzo del 1927, alle ore 8:00, la potente e imponente Isotta Fraschini di Aymo Maggi e Bindo Maserati diede inizio alla gara che sarebbe diventata presto una delle corse più famose al mondo. Il numero dei partecipanti era stupefacente: 77 equipaggi partecipanti di cui due stranieri. Ciò che impressionò maggiormente l’opinione pubblica fu l’altissima velocità media di 77,238 Km/h tenuta da Ferdinando Minoja e Giuseppe Morandi che in 21 ore, 4 minuti e 48 secondi vinsero la prima edizione su una OM 665 Superba. 

La Mille Miglia diventa “la più bella corsa del mondo”.

Visto il numero degli equipaggi partecipanti e quello sorprendente, per quel tempo, di spettatori che si assiepavano entusiasti lungo il percorso, la manifestazione fu ripetuta l'anno seguente e così ancora fino al 1941 quando l'Italia entrò nella Seconda guerra mondiale.

Tazio Nuvolari e Rudof Caracciola fra innovazioni tecniche e rivalità epiche.

La Mille Miglia diede impulso allo sviluppo della tecnica automobilistica e le case costruttrici sfruttarono la gara per testare nuove soluzioni tecniche; il percorso fra strade sterrate e asfaltate, in salita e in discesa, sotto l’acqua o il sole, si prestava perfettamente. Si accendevano battaglie tecniche e sportive tra piloti e case costruttrici, soprattutto tra quelle italiane e tedesche; epica, per esempio, la sfida tra l'Alfa Romeo di Tazio Nuvolari e la Mercedes di Rudof Caracciola, che contribuì alla creazione del mito Mille Miglia.

La gara stimola lo sviluppo della tecnica automobilistica.

Nel 1947, a guerra conclusa, la corsa riprese e nonostante le limitate disponibilità economiche i costruttori destinarono alla manifestazione investimenti sempre più elevati. Questo da un lato generava effetti positivi sullo sviluppo della tecnica dell'auto - motori, telai e aerodinamica - ma dall'altro rendeva la gara sempre più pericolosa. 

L’incredibile velocità di Stirling Moss.

Nel 1955 Stirling Moss, leggendario pilota di F1, al volante di una Mercedes-Benz 300 SLR numero 722 stabilì il record assoluto percorrendo i 1.600 km in 10 ore e 8 minuti, alla strabiliante media di 157,65 km/h. Si narra che il navigatore Denis Jenkinson compì una preventiva ricognizione di tutto il percorso, annotandone le caratteristiche su un rotolo di carta lungo quattro metri e mezzo. Le condizioni di gara erano divenute estreme: le automobili sfrecciavano a velocità impressionanti tra ali di folla e balle di fieno sfiorando gli spigoli delle case.

La Mille Miglia “esce di strada” ed entra nella leggenda.  

Nel 1957 la Ferrari 335 S di Alfonso De Portago uscì di strada nei pressi di Guidizzolo (MN) a causa del cedimento di un pneumatico, morirono sia De Portago sia il copilota Edmund Nelson e ben 9 spettatori dei quali 5 erano bambini. Tre giorni dopo il Governo italiano decretò la fine della Mille Miglia e delle corse su strada. Enzo Ferrari subì un processo che durò alcuni anni e dal quale uscì infine assolto. Fu il tragico epilogo di un’epoca esaltante.