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Easy Rider e l'infrangersi del sogno americano

In sella con Wyatt e Billy verso la libertà

Easy Rider è un viaggio nella “controcultura” americana di fine anni Sessanta. Due bikers attraversano uno scenario di moralismi ipocriti che si traducono in paura del “diverso” e infine sfociano nella violenza brutale. Wyatt e Billy corrono verso un finale che non lascia scampo. Sullo sfondo paesaggi mozzafiato.

Easy Rider Wyatt

Da che città vieni? «Difficile dirlo. Non importa che città, le città sono tutte uguali».

[Da film Easy Rider, l’autostoppista]

Su Easy Rider hanno scritto generazioni d’intellettuali, pertanto le considerazioni che seguono vogliono attenersi esclusivamente al rapporto fra il film e quel movimento internazionale di contestazione della cultura dominante che è passato alla storia come “il Sessantotto”, caratterizzato dal protagonismo di giovani uomini e giovani donne che “scendevano in piazza” manifestando contro il potere, mettendolo in discussione totalmente, con determinazione. Giovani che andavano al cinema e che amavano il cinema, preferendo quello che li rappresentava e che diventava fattore di diffusione della loro visione dirompente del mondo. 

E, se è vero che il cinema è uno specchio della società, allora possiamo spiegarci perché Easy Rider, dopo quasi 50 anni, sia ancora un cult movie e perché abbia condizionato così fortemente l’immaginario del suo tempo e quello delle generazioni successive. Il nostro sguardo sulla cultura negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta non può prescindere dalle immagini di quei due “capelloni” in moto. 

In quegli anni portare i capelli lunghi era una scelta coraggiosa, significava dichiarare apertamente, a tutti, di “essere contro”, di rifiutare le regole. Bisognava essere disposti a rischiare. Così infatti sono Wyatt (Peter Fonda) e Billy (Dennis Hopper), disposti a tutto per uno scampolo di autodeterminazione. Nel loro viaggio attraverso il perbenismo bigotto della provincia americana, insidiati dall’interno dalla propria pulsione individualista, devono subire l’ostilità verso chiunque metta in discussione lo schema [pre]costituito. Un’avversione che diventa violenza brutale, assassinio.

Se Wyatt e Billy ci affascinano ancora oggi è per quel loro insopprimibile desiderio di libertà, per essere stati interpreti, pur contraddittori, del sogno di un’intera generazione. 

La loro fine brutale per mano armata del bigottismo perbenista è, oggi più che mai, metafora della fine di quel sogno, anzi della sua soppressione violenta. Solo pochi anni dopo (dalla seconda metà degli anni Settanta in poi) “La strada” dei road movie sarà frequentata soprattutto da individualisti

Life Callout

«La libertà è tutto.
Parlare di libertà ed essere liberi son due cose diverse.
Quando vedono un individuo libero hanno veramente paura».
[Da Easy Rider - George (Jack Nicholson)]

Sulle tracce di Wyatt e Billy

Easy Rider è un road movie sceneggiato dagli stessi interpreti, Peter Fonda e Dennis Hopper, e diretto da quest'ultimo. I due bikers vanno da Los Angeles a New Orleans attraversando i grandi spazi aperti dell’iconografia Western, i luoghi dei mitici Wyatt Earp e Billy the Kid. Spazi infiniti, in cui il tempo smette di essere una gabbia. Wyatt, infatti, prima di partire butta via l’orologio. E anche noi ora vogliamo viaggiare sulle loro tracce. 

Mojave Desert
Francois Hogue / istockphoto.com

L’America degli spazi aperti

Puntiamo subito verso nord in direzione dell’immensa Death Valley e prima della città di Barstow, sulla Route 66, ammiriamo il Mojave Desert, uno dei luoghi più solitari del pianeta, disseminato di ruderi di piccole città. Sul Colorado River ci aspetta il magnifico ponte che i due hanno attraversato e poi la città di Oatman, in Arizona. Fra le pinete delle Montagne Sacre giungiamo al Pine Breeze Inn, che rifiuta la stanza a Billy e Wyatt. Il neon “No Vacancy” del Pine si trova oggi in un piccolo bar lungo la strada.

Death Valley
kenkistler / shutterstock.com

Superiamo la città di Flagstaff verso le  terre degli Indiani Paiute all’interno del Waputki National Monument, dove Billy e Wyatt si accamparono di notte tra vecchie rovine. Più avanti, al distributore “Sacred Mountain” è stata girata la celebre scena in cui Wyatt nasconde i soldi nel serbatoio. Nella città di Taos il ciak di alcune memorabili riprese: dalle scene della comunità hippy a quelle della prigione. L’episodio del bagno con le due ragazze hippy è stato girato sul Rio Hondo, alla sorgente d’acqua calda chiamata Passo dei Carri.

Taos Amarillo
donvictorio / shutterstock.com - Anna Morgan / shutterstock.com

Memorabile è il tratto di strada che ci conduce da Taos ad Amarillo, con sosta a Las Vegas. La fuga dalla prigione è stata girata qui. I luoghi delle riprese più difficili da ricostruire sono quelli fra il New Mexico e la Louisiana. Pare che la troupe abbia voluto sottrarsi per qualche tempo allo stile di regia tirannico di Hopper facendo un percorso diverso da quello del cast. Del resto qualcuno aveva già abbandonato le riprese a causa dell’aggressività del regista.

Austin
© Carol M. Highsmith

Proseguendo verso New Orleans incontriamo Austin, in Texas. Si dice che Fonda abbia dormito nella Sixth Street, attardandosi nei bar fino all’ora di chiusura. La scena nel cimitero è psichedelica, con la luce del sole che abbaglia la telecamera. Il finale del film fa gelare il sangue: Billy e Wyatt vengono uccisi per divertimento, a colpi di fucile. La scena viene girata appena fuori da Krotz Springs, in Louisiana. Hopper ha scelto gli “assassini” fra gente del posto

Route66
cate_89 / Istockphoto.com