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Lo straordinario mondo incontaminato dell'isola di Staffa

Due universi apparentemente lontani come natura e geometria si incontrano per dare vita a paesaggi armoniosi e imponenti scogliere in un piccolo angolo di paradiso

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L'isola di Staffa è un’esplosione di bellezza, aspra e selvaggia, racchiusa in soli 82 acri a 6 miglia a ovest di Mull, la più grande dell'arcipelago delle Ebridi. È il risultato dell'attività vulcanica avvenuta 60 milioni di anni fa durante la formazione dell'oceano Atlantico. Simbolo per eccellenza del patrimonio geologico scozzese, questa terra ha ispirato per secoli scienziati, artisti, poeti e persino compositori di musica classica.

Il nome "Staffa" deriverebbe dalla lontana lingua norrena, idioma distintivo del popolo vichingo, che utilizzava l'isola come punto di riferimento per le sue tratte. Staffa, in questo senso, significa "doga" o isola "pilastro", in omaggio alle incredibili colonne geometriche di lava basaltica raffreddata che la contraddistinguono.

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Sono proprio queste formazioni di roccia vulcanica a rendere indimenticabile l’esperienza del visitatore, che può camminare sulle scogliere e toccarle con mano, mentre la potenza del mare si infrange e plasma un paleo-paesaggio irregolare e sempre nuovo.

L’isola è ormai disabitata da secoli: ad averla scelta come rifugio sono però numerosi varietà di uccelli che qui nidificano, come pulcinelle di mare e gabbiani, oltre a foche, squali elefante e globicefali.

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Il selciato roccioso – delimitato da paletti in ferro nei quali passano guide metalliche per potersi aiutare nel percorso, unico intervento dell'uomo sull'isola – termina nella maestosa Grotta di Fingal (Fingal's Cave). Questa spelonca marina prende il nome dall'eroe romantico Fionn mac Cumhaill del poema scozzese di James Macpherson, scritto nel XVIII secolo.

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La potenza della natura trova la sua massima espressione negli interni che formano la grotta. Quando la lava fusa raffreddandosi lentamente, si contrasse, si solidificò nelle famose colonne esagonali andando a riempire gli anfratti e le insenature che trovò lungo la strada. Si tratta di un procedimento simile a quello di un manto morbido fangoso che, dopo essersi seccato sul fondo di una pozzanghera, si spezza in segmenti regolari.

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Gli archi che compongono il soffitto, le dimensioni ragguardevoli e gli inquietanti echi delle onde che si infrangono sulle sponde della grotta creano un'atmosfera quasi solenne, ricordando nell'atmosfera, oltre che nell’aspetto, una cattedrale gotica. Non a caso, questo riferimento romantico trova riscontro persino nel mondo musicale: il compositore tedesco Felix Mendelssohn fu ispirato proprio da questo luogo nella creazione della bellissima "Overture delle Ebridi".

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