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Gorges du Dadès Road in Marocco

Sulle strade dei Berberi nell’Alto Atlante.

Dadès Road è un itinerario emozionante che si snoda tra il rosso della terra arsa dal sole di zone semidesertiche e il verde rigoglioso di oasi da sogno, tra “castelli di sabbia” innalzati su campi di mandorli in fiore e rocce che sembrano scolpite da fendenti di spada.

Georges Du Dades Marocco C
Georges Du Dades Roads © Shutterstock | Tutti i diritti riservati

Le Gole Dadès sono situate fra il massiccio dell'Alto Atlante e il Jbel Saghro - una catena montuosa dell’Anti-Atlante a sud-est del Marocco - tra la cittadina di Boumalne Dadès e il villaggio berbero di M'semrir. L’itinerario che vi proponiamo  parte a ridosso del Sahara, da Ouarzazate, al crocevia tra le valli del Draa, Ziz e Dadès, quest’ultima conosciuta anche come “valle delle mille kasbah”. Lungo la Gorges du Dadès Road, che ci porterà fino alle Gole, incontreremo quel fatidico tratto di strada a tornanti sulla Route 704, classificato tra i più suggestivi al mondo. 

Un popolo indomito tra le montagne.

Chi si avventura nel territorio dell’Alto Atlante entra in contatto con una delle anime più autentiche del Marocco, rappresentata dalla popolazione autoctona degli Imazighen, la gente a cui gli arabi diedero il nome di “berberi”. Gli Imazighen [uomini liberi] sono un popolo nomade di pastori e agricoltori del nord Africa che ha mantenuto con fierezza la propria dimensione tribale: sparsi nei luoghi più impervi e inospitali delle montagne, isolati e indipendenti, con una lingua propria (tachelhit o chleuh) e tradizioni ancestrali. Nonostante la forzata conversione all’islam gli Imazighen rivendicano la propria religione spirituale: le loro donne sono libere di uscire senza velo, con splendidi abiti di broccato, colori intensi e volti tatuati. La loro musica accompagna i canti tramandati oralmente di generazione in generazione. 

Berberi Maroccan
Berber © James Merhebi | 30 maj 2013 | Flickr | CC 2.0

93 chilometri tra oasi e kasbah.

Ouarzazate, partenza del nostro itinerario - conosciuta anche come “Hollywood del deserto” per i suoi studi cinematografici Atlas - è un luogo dal fascino esotico, ammirabile nella splendida e antichissima Kasbah di Taourirt, una fortezza costruita nel Settecento dove fino al secolo scorso risiedevano i Pascià di Marrakesh. Le kasbah, che incontriamo sparse per tutta la valle del Dadès e quelle limitrofe, sono antiche fortezze patriarcali dove un tempo risiedevano i governatori e combattenti locali - i “caid” berberi - arricchiti grazie al commercio delle carovane di schiavi, oro, spezie e altre merci provenienti dall’Africa Nera.

Da Ouarzazate prendiamo la Route Nationale 10 costeggiando la Barrage El Mansour Eddahbi, un incantevole lago salato artificiale nato dallo sbarramento del fiume Dadès. Proseguendo tra numerose kasbah attraversiamo altopiani sassosi macchiati di cespugli di lavanda selvatica, ciuffi di timo e dromedari. Dopo circa 44 chilometri raggiungiamo l’oasi di Skoura, una delle poche ancora abitate, che ci accoglie all’ombra di palme da dattero maestose e alberi da frutto, con il suo caratteristico souk (mercato) colorato, dove non esistono bancarelle e tutto è appoggiato a terra su teli, tra il forte profumo di spezie e vasellame, con muli e pecore che zampettano qua e là. Proseguendo per la Route Nationale 10 per altri 49 chilometri raggiungiamo il villaggio di Kelaat M’gouna, dove ogni anno si svolge il Festival delle rose.

Keshab Ouarzazate
Kashab © Anthony Tong Lee | 25 sept 2016 | Flickr | CC 2.0
Georges Du Dades Maroc
Ruins near the Assif n m'Goun © Mario Micklisch | 7 apr 2015 | Flickr | CC 2.0

La valle delle rose.

Kelaat M’gouna risveglia i sensi: il M’Goun scorre regalando un terreno più fertile e florido, con campi incredibilmente verdi che si estendono a perdita d’occhio risaltando tra il rosso fuoco della terra. Qui, lungo le rive del fiume, viene coltivata tra le siepi selvatiche la pregiata rosa damascena, la cui essenza delicata e inebriante viene utilizzata per produrre cosmetici e prodotti alimentari: uno spettacolo naturale dal color rosa intenso che prende il via tra aprile e maggio, inondando l’intera vallata di un profumo inebriante. Dopo circa 22 chilometri giungiamo a Boumalne Dadès, cittadina che fa da preludio alla salita verso le Gole.

Curve a gomito che serpeggiano tra il granito scolpito.

Da Boumalne Dadès, situata a più di 1.500 metri sul livello del mare, abbandoniamo la Route Nationale 10, che prosegue in direzione ovest, imboccando finalmente la famosa Route 704. Allontanandoci dalla cittadina iniziamo a salire lungo i versanti della montagna, dove la vegetazione inizia a diradarsi tra rocce dalla forma arrotondata. Dopo una ventina di chilometri ci perdiamo tra le spettacolari Gole del Dadès, profonde spaccature dai 200 ai 500 metri che il fiume ha creato erodendo e intagliando la roccia per millenni. La strada si trasforma progressivamente in pista tortuosa, con violenti tornanti che si restringono a vortice tra pareti tinte di ocra, dove il sole non arriva. Una volta raggiunto l’apice della vallata del Dadès il panorama è incredibile: una spettacolare vista a strapiombo immersa in un silenzio selvaggio.

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Georges Du Dades Roads © Shutterstock | Tutti i diritti riservati
Maps Dades Gorges

Ksar di Ait Ben Haddou, un villaggio marocchino da film.

A 30 chilometri a ovest di Ouarzazate, a ridosso di una collina, si erge il maestoso complesso fortificato di argilla rossa di Ait Ben Haddou. Lo spettacolare scenario di mura, torri merlate, vicoli labirintici e palmeti è stato scelto come location cinematografica di numerosi film tra cui Gesù di Nazareth di Zeffirelli, Il Gladiatore di Ridley Scott, Sodoma e Gomorra di Orson Wells, Il Gioiello del Nilo di Lewis Teague e Il Tè nel Deserto di Bertolucci.

Il Moussem delle Nozze della tribù Ait Haddidou.

Imilchil è un piccolo villaggio dell’Alto Atlante a 2.600 metri di altitudine, dove risiede la tribù Ait Haddidou. Qui ogni anno, durante la terza settimana di settembre, si svolge uno dei riti più simbolici e affascinanti della cultura berbera in onore della famiglia, il Moussem delle nozze. Le tribù disperse tra gli altipiani dell’Atlante si radunano celebrando gli amanti colpiti da un tragico destino: la leggenda narra infatti che due giovani, Ait Ibrahim e Ait Yaaza, si innamorarono follemente contravvenendo alla rivalità delle loro famiglie di appartenenza. Dalle lacrime disperate per il loro amore impossibile nacquero i due laghi gemelli di Tislit e Isli nei quali morirono entrambi annegati. I loro genitori, affranti, decisero che ogni anno i giovani in età da matrimonio avrebbero potuto scegliersi liberamente in occasione del Moussem, senza incontrare l’opposizione dei famigliari. Durante i festeggiamenti i fidanzati si scambiano le promesse di nozze, le fanciulle in splendidi abiti e ornate da gioielli sontuosi danzano ritmicamente sotto le stelle, girando attorno agli uomini seduti in cerchio al caldo del fuoco. Nel frattempo i canti popolari degli ahuash e griha si accompagnano al suono di flauti, tamburi e mandolini dal collo lungo e i capi famiglia rinnovano il loro bestiame e fanno scorte di provviste prima dell’arrivo della neve, che isolerà la vallata per mesi.